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La vittoria di Renzi alle primarie del Pd svoltesi a fine novembre ci preoccuperebbe di più se non ci fosse stata un’alta partecipazione al voto. Molti forse hanno votato Renzi anche se non condividevano tutte le sue idee, almeno quelle che si erano capite, per dare forza al Pd, dandogli una scossa. Nell’attuale situazione politica, puntare a vincere è una priorità politica, anche se non necessariamente etica, che non può andare disgiunta dal dovere di difendere la politica stessa dal culto della personalità, che è oggi la forma storica della tirannide. I due milioni e mezzo di votanti del Pd lo dicono con forza: per tutelare la democrazia occorrono forze politiche di rappresentanza. Il plebiscitarismo, come l'assemblearismo e il leaderismo, portano, in tempi brevissimi, a «ismi» più o meno totalitari. La scossa che Renzi dovrebbe dare al Pd non è quella della sua trasformazione in partito personale, ma della rinnovata presa di coscienza di essere un partito di rappresentanza, che concorre al governo di una comunità storica e culturale, chiamata a convivere con altre comunità.

È ancora presto per dare giudizi su Renzi. Segnaliamo però il pericolo che gli elettori del Pd, come quelli di Forza Italia, del M5S, possano orientarsi alla ricerca dell'uomo della provvidenza, di un capo popolo autocrate e decisionista, più che di un leader politico, capace di dare voce a tutte le diverse componenti del suoi rappresentati. Berlusconi e Grillo, per quanto capaci di egolatriche virtù mediatiche, più di tanto non potrebbero reggere se i loro elettori non li considerassero i «migliori», al di là di ogni loro sperimentata incapacità di passare dalla propaganda al governo del paese più e meglio degli altri.

Renzi ha messo sul tavolo della discussione con le altre forze politiche tre proposte di riforma del sistema elettorale, a suo dire realizzabile a breve: tutt'altra cosa dalle indiscrezioni giornalistiche che lo volevano a confronto con Berlusconi e Grillo, un non eletto e un non eleggibile, vale a dire con dei «capi bastone», proprietari di voti da utilizzare a proprio piacimento. Non crediamo che gli elettori del Pd lo abbiano votato per sostituire alla «grande alleanza degli opposti», il triumvirato dei «proconsoli». Staremo a vedere come la discussione proseguirà.

Nel discorso che Renzi ha tenuto la sera della vittoria, non è stato indifferente l’elemento generazionale. Non a caso la frase che ha preso il boato maggiore da parte delle persone presenti è stato: «Questa non è la fine della sinistra, questa è la fine di un gruppo dirigente della sinistra». Un proverbio del tempo in cui si era vecchi a 50 anni e giovani fino ai 16 recitava: «Se i vecchi potessero e i giovani sapessero». Oggi, che i vecchi cominciano a essere considerati tali dopo i 70 e i giovani restano giovani fino ai 35, dovremmo forse aggiornarlo: «Ah se vecchi e giovani potessero e sapessero!».


 
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