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Dopo una prima bocciatura della Commissione europea, non è ancora facile capire quali saranno le mosse del governo nato faticosamente dopo le elezioni del marzo scorso, ma ancor prima quanto della manovra sia propaganda, quanto annuncio o tattica, e quanto decisione di affrontare i problemi che la maggioranza ritiene principali: le migrazioni e il declino economico. Per ora si possono solo discutere gli indirizzi di fondo e prevedere che lo scontro con le autorità europee sarà decisivo.

Sulle migrazioni la proposta è molto semplice: si chiede all’Europa di farsi carico di una parte dei migranti che raggiungono le coste italiane e, in prospettiva, di chiudere le frontiere europee e far entrare solo chi noi decidiamo di far entrare. Intanto si comincia da quelle italiane, mandando un messaggio chiaro agli aspiranti migranti: «entrare in Europa attraverso l’Italia diventerà sempre più difficile, costoso e pericoloso, regolatevi!». Il ritorno propagandistico di questa scelta è evidente e immediato, i risultati ancora da verificare (ma le statistiche danno già un’impennata di morti annegati).

Affrontare il problema del declino dell’Italia e del suo enorme debito pubblico accumulato negli ultimi 30 anni del secolo scorso è più complesso, perché l’Italia è ormai profondamente inserita nel mercato europeo e globale e ogni mossa azzardata potrebbe avere conseguenze, per noi e per molti altri paesi incalcolabili. Il nostro rapporto tra debito pubblico e produzione (PIL) è il più alto in Europa esclusa la Grecia. Per questo, seguendo le regole che l’Unione s’è data, da quando ne facciamo parte siamo costretti a fare una politica restrittiva, riducendo le spese pubbliche ed aumentando le imposte. Questo chiaramente deprime l’economia e produce meno crescita, più disoccupazione e più povertà. La sinistra al governo ha sempre cercato di rispettare le regole europee. Il governo Conte, invece, sembra deciso a rovesciare questa politica riducendo le tasse, dando ai disoccupati un reddito sostanzioso, riducendo l’età pensionabile, aumentando gli investimenti pubblici. L’esborso complessivo per il bilancio dello stato sarà ingente, tra i 35 e 40 miliardi di euro. Tutto ciò naturalmente farà aumentare notevolmente il debito pubblico. Il governo però pensa con questi provvedimenti di aumentare anche il PIL, mantenendo sotto controllo il rapporto col debito. Questo è il cuore della sfida della nuova maggioranza ai mercati finanziari e al governo europeo e appare come una scommessa molto rischiosa, perché intanto il debito cresce, ma non si sa se lo farà anche il reddito e di quanto. Questa incertezza però dà ai mercati finanziari l’opportunità di speculare contro il debito italiano e l’euro, gli eventuali danni potrebbero essere devastanti. Ed è proprio quello che teme il governo europeo che ha cominciato a dar segni di insofferenza. Lo scontro col governo italiano sembra inevitabile, anche perché i partiti che lo sostengono non fanno mistero di voler rovesciare alle elezioni europee dell’anno prossimo la maggioranza di centro che governa l’Europa, alleandosi con gli altri movimenti sovranisti. Lo scenario che si aprirebbe se la sfida fosse vinta è difficile da prevedere, perché se i sovranisti sono uniti contro l’attuale maggioranza, sono invece profondamente divisi sul che fare, difendendo ciascuno il proprio interesse nazionale.

Nel complesso, quindi, la politica del governo italiano appare avventurista e velleitaria, ma anche quella europea non è priva di gravi errori. Mentre infatti alcuni paesi arrancano col fiato grosso o subiscono dure punizioni, altri progrediscono o addirittura si avvantaggiano delle loro difficoltà. È il difetto di base della costruzione europea, un’unione economica imperfetta che non riesce a trasformarsi in unione politica, con un progetto comune in cui il governo centrale è deciso a intervenire per ridurre gradualmente le differenze tra zone di sviluppo diverse e per sostenere quelle depresse. Senza questo salto di qualità l’Unione Europea non riuscirà a resistere alla spinta sovranista e si sfascerà. In questo caso per riprendere il cammino interrotto si dovrà attendere un altro tentativo che parta da questo fallimento, con basi più solide.


 
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