il foglio 
Mappa | 23 utenti on line


 Login
   
    
 Ricordati di me

  menu
 ::  editoriali
 ::  bibbia
 ::  chiesa
 ::  documenti
 ::  etica
 ::  filosofia
 ::  lettere
 ::  mondo
 ::  pace-nonviolenza
 ::  poesia
 ::  politica
 ::  recensioni
 ::  scienza
 ::  società
 ::  storia
 ::  teologia
 ::  zibaldone
 :: home
 :: indici analitici
 :: solo online

 Ricerca
  

 in libreria

Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


  editoriali

 

Avvertenza

 

Sino al numero 347 (dicembre 2007) l’editoriale viene reso per intero nella pagina in questo numero.

Dal numero successivo il testo completo deve essere letto alla voce specifica editoriali riportati per numero progressivo. Poiché la pagina si apre sempre sull’ultimo aggiornamento, un editoriale deve essere ricercato facendo riferimento al numero del giornale.



 371 - aprile

Il risultato elettorale del Piemonte, più che una chiara prevalenza politica, indica la spaccatura verticale della popolazione tra due parti politiche incomponibili, e la divisione tra la città capoluogo e le province regionali. Si diceva nell’epoca dei liberi Comuni che «l’aria di città rende liberi». La comunicazione che ha annullato lo spazio e le distanze non ha annullato del tutto le relazioni sociali e culturali sul territorio, che influiscono sul nostro modo di vedere. È cresciuta in regione la Lega, sono scesi sia Pdl che Pd (www.cattaneo.org). 

La Lega rappresenta lo spirito antisolidale. «Prima i nostri»: questa carenza umana percorre come oscura epidemia il nostro popolo, largamente affetto o influenzato dal miope egoismo etnico-economico. Federalismo, contro il suo significato storico, è inteso come separazione dai più poveri. Viviamo a contatto immediato col mondo e non abbiamo animo e mente adeguati.

In Italia cala il Pdl, ma non l’arroganza onnivora che ora si esprime nel rinnovato proposito di deformare la democrazia parlamentare in presidenzialismo personalistico. Dopo le tante leggi ad personam, avremo una Costituzione ad personam? Si sveglieranno i non aggiogati a questo progetto P2, per unirsi a sventarlo? Non è una questione di funzionalità tecnica, ma di diritti politici di partecipazione, e di consapevolezza civile, insomma di dignità dei cittadini. Ciò non esclude una riforma saggia del sistema parlamentare.

L’opposizione dovrebbe imparare che i metodi diplomatici non guadagnano consensi di fronte alla spregiudicatezza, libera da ogni etica di verità, della coalizione governativa impersonata e (finora) dominata dal principe degli affari propri, allergico ad ogni regola. Non rende neppure la buona amministrazione, sotto l’impero dell’immagine, e del facile messaggio risonante, abiti che possono rivestire il vuoto ideale e programmatico, o anche il peggio. Rende di più, presso i liberi cittadini, il prospettare in uno dei vari modi un’alternativa, ma fortemente qualificata sul piano culturale e democratico. Le formazioni di Di Pietro, di Grillo, di Vendola, ben differenti tra loro, dimostrano qualche consistenza, perché fanno immaginare altro, oppure raccolgono la nausea, un passo prima della fuga nell’astensione. L’astensione cresciuta è infatti una ferita della democrazia. Più di un terzo di elettori assenti riduce a troppo poco la rappresentanza.

Occorre che il Pd, che ha la responsabilità di leader dell’opposizione, ci pensi bene, e trovi una forma di unità collaborativa e di maturazione con queste aree in movimento, per costruire questa alternativa, sulla base solida dei valori costituzionali, al cattivo destino italiano che si avvicina al ventennio.

La chiesa vatican-vescovile è colpevole per omissione e per commissione. Non che essa possa determinare il costume sociale-civile, e di conseguenza le scelte politiche, ma dire la parola profetica, sì, sulla ingiustizia e la giustizia, sulla prevaricazione e sul diritto, sul dominio e sulla pace. Questa parola le è affidata, perché possa elevare il cammino della storia umana lungo i tempi, in collaborazione con ogni tensione spirituale più alta delle forze materiali, e perché mostri il danno all’umanità della volontà di potenza, della menzogna ammaliatrice, della seduzione egoistica. La chiesa italiana non è tranquilla, è sanamente turbata, molte coscienze in essa soffrono della condiscendenza utilitaria delle gerarchie verso una politica che non è di giustizia e libertà. Si deve sperare, dunque impegnarsi.

o

 370 - marzo

Da qualche anno, l’Italia vive una forte contraddizione, si potrebbe anche dire una grande ipocrisia: da una parte ha bisogno delle braccia degli immigrati dai paesi poveri, del loro lavoro, della loro voglia di riscatto, dall’altra stenta a riconoscergli i diritti che spettano ai lavoratori e perfino quelli che si dovrebbero agli esseri umani in generale, sfruttandoli al limite della schiavitù ed emarginandoli in condizioni di vita subumane, come i fatti di Rosarno hanno messo in luce. Da quando è in carica questo governo di centrodestra, sotto la spinta della Lega Nord, a questa situazione già molto pesante si è aggiunta anche una pressione ideologica, propagandistica e legislativa insostenibile. Usando in modo spregiudicato una demagogia identitaria con lo spauracchio dello straniero negatore della nostra «civiltà» e criminale abituale , si tenta di togliere spazi, speranze, futuro a tutti gli stranieri, regolari o no, per poterli meglio sfruttare e guadagnare consensi presso quella parte di popolo disorientata e spesso anche un po’ cialtrona. Ogni discorso di regolarizzazione, acquisizione di diritti civili e politici e di integrazione è stato abbandonato per un puro intervento repressivo e restrittivo. Non c’è da stupirsi che tra i lavoratori stranieri monti la rabbia e la frustrazione, che comincia a esprimersi in agitazioni, rivolte, scontri tra etnie e con la popolazione italiana. Se la situazione non cambia i fatti di Rosarno, di Milano e di altri luoghi si moltiplicheranno e si aggraveranno. Le reazioni della sinistra e della chiesa ufficiale sono ancora troppo blande e poco incisive. La sinistra moderata, in particolare, ha ampiamente sottovalutato il fenomeno immigrazione e le reazioni che prevedibilmente poteva generare e oggi sconta il ritardo con la difficoltà che incontra a impostare una politica adeguata e ad avere una presa sull’opinione pubblica, oscillando tra un eccessivo lassismo e un rincorrere ciecamente la Lega sul suo terreno. Come si comprende facilmente i due problemi principali che ci troviamo a fronteggiare, lavoro e immigrazione, sono strettamente intrecciati e richiedono una politica lungimirante, coraggiosa e generosa. La chiesa di base svolge un’azione meritoria ed efficace nell’aiuto e nell’integrazione dei migranti; quella ufficiale però, tranne generici richiami alla solidarietà, stenta ancora a riconoscere e denunciare con la forza che sarebbe necessaria l’«eresia etnica» (cfr. il foglio 368), cioè l’uso della religione e dei suoi simboli per segnare una differenza, discriminare, ghettizzare, odiare, invece che per comprendere, condividere, unire, amare. È ora di prendere piena coscienza della gravità della situazione, del suo rapido deterioramento e di abbandonare ogni sottovalutazione e minimizzazione prima che si avviti una spirale perversa di rivolte, repressioni, violenze. La reazione deve essere forte e adeguata alla sfida, perché in ballo non c’è niente di meno che una questione di civiltà e di umanità.

o

 369 - febbraio

Riceviamo e volentieri condividiamo con i lettori questo documento di Chiccodisenape da titolo «In attesa del Vescovo che verrà».

È imminente un passaggio tra i più importanti della vita della diocesi torinese: l’elezione del nuovo Vescovo. La prassi vigente è quella di una nomina gerarchica che non coinvolge il popolo dei credenti nella sua ampiezza, in modo difforme sia dalla lettera sia dallo spirito della Tradizione antica e dall’ecclesiologia di comunione professata dal Vaticano II.

Infatti nella Chiesa antica si teneva conto delle attese del popolo di Dio sino a richiedere il suo assenso, mentre significativamente il Vaticano II, nella Lumen gentium, prima descrive il mistero della Chiesa (cap. I) e la sua natura di popolo di Dio (cap. II), che coinvolge tutti i credenti nel sacerdozio comune, e solo dopo delinea la natura e la funzione dell’episcopato e la costituzione gerarchica. Se si confronta tutto ciò con le procedure oggi adottate nell’elezione di colui che è chiamato a presiedere la chiesa particolare, si deve constatare che esse non corrispondono a questi principi, anzi li sostituiscono in una forma che rischia di essere solo burocratica, in ogni caso non comunionale.

Il ritorno ad una forma di incontro reale tra popolo e vescovo non è proponibile sulla falsariga di elezioni democratiche proprie delle società moderne; ugualmente però è ormai da respingere il mantenimento di una tipologia decisionale troppo simile a quelle di stampo monarchico, oligarchico, autocratico tipiche delle società pre-democratiche. Il superamento di questo tipo di processo decisionale, che estromette preti, diaconi e laici e che attua una gestione soltanto verticistica della Chiesa, è condizione per fondare il rapporto di comunione che deve legare una comunità di credenti e il suo Vescovo.

Pertanto come aderenti a Chiccodisenape, nato per promuovere la partecipazione responsabile dei laici alla vita della Chiesa, chiediamo alla gerarchia e a chiunque possa aver voce sulla scelta del nuovo Vescovo che questa sia preparata da una preghiera comune e da un’ampia consultazione dei parroci, degli altri preti e dei laici nelle parrocchie, nelle associazioni e negli istituti religiosi, per fornire il profilo del nuovo pastore atteso. Chiediamo che siano i laici stessi a prendere l’iniziativa nelle diverse realtà ecclesiali in cui sono collocati, ed eventualmente suggerire anche nomi.

Da parte nostra cominciamo con esprimere la richiesta che il nuovo Vescovo sappia riconoscere la profezia e non privilegi l’istituzione, sia un pastore intenzionato a sviluppare la ricchezza del Concilio, che non identifichi la Chiesa con la gerarchia e valorizzi il ruolo dei laici, che sappia ascoltare, che sappia far crescere la comunione mediando e armonizzando le diverse istanze senza pretendere di imporre un proprio modello, che sia uomo della Parola e del dialogo con le altre fedi e confessioni e con le diverse culture.

Pagina: Indietro 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 Prossima
 
 il foglio
 ::  presentazione
 ::  redazione
 ::  abbonamento
 ::  contatti
 ::  link
 :: archivio storico [parziale]

 avviso agli abbonati

Ci risulta che alcuni abbonati non ricevono a tempo debito, o non del tutto, la copia del nostro periodico. Ce ne scusiamo precisando che tale situazione non dipende da un nostro difetto bensì dal disservizio delle Poste.


 web partner

gli anni di carta

 Il Corriere di Tunisi

Aldo Bodrato

Enrico Peyretti

Delfino M. Rosso

 


 Numeri recenti
 :: 454 
 :: 451 
 :: 452 
 :: 453 
 :: 450 
 ::  
 :: 449 
 :: 448 
 :: 446 
 :: 447 
 :: 445 
 :: 442 
 :: 443 
 :: 441 
 :: 440 
 :: 439 
 :: 437 
 :: 438 
 :: 434 - REFERENDUM COSTITUZIONALE / 2 
 :: 434 - REFERENDUM COSTITUZIONALE / 1 

copyright © 2005 il foglio - ideazione e realizzazione delfino maria rosso - powered by fullxml