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Avvertenza

 

Sino al numero 347 (dicembre 2007) l’editoriale viene reso per intero nella pagina in questo numero.

Dal numero successivo il testo completo deve essere letto alla voce specifica editoriali riportati per numero progressivo. Poiché la pagina si apre sempre sull’ultimo aggiornamento, un editoriale deve essere ricercato facendo riferimento al numero del giornale.



 365 - ottobre

Il caso Boffo, al di là di ciò che può aver combinato in passato l’ex direttore di «Avvenire», è emblematico per i rapporti fra l’attuale maggioranza, detentrice del potere legislativo ed esecutivo, e i vertici ecclesiastici e vaticani. C’interessano fino a un certo punto i retroscena più smaccatamente politici: ad es. chi sia il mandante dell’attacco a Boffo, oppure, per quanto concerne i personaggi, se si tratti di un asse Bagnasco-Bertone contro Ruini (che nominò a suo tempo Boffo direttore di «Avvenire» e della tv satellitare), o se, in un altro scenario, l’asse Bagnasco-Ruini sia stato cinicamente abbandonato al suo destino dalla segreteria di stato. Oppure, per quanto riguarda l’agire diplomatico, se si voglia un rapporto diretto tra Vaticano e governo relativizzando la Cei, o viceversa; oppure ancora una vera e propria cinghia di trasmissione Vaticano-Cei-governo con relativo retrogrado.

Ci sconvolge invece la religione come politica, in perfetto stile costantiniano. Da una parte imperversa la religione della legge con tutta la sua rigorosità (quasi crudele come nel caso di Welby e di Eluana, ma pure nei confronti dei divorziati risposati), che è tutt’altra cosa rispetto alla radicalità evangelica. In uno Stato moderno le leggi, con i loro procedimenti applicativi e attuativi, dovrebbero basarsi su valori etici laici: ma proprio quest’autonomia non è riconosciuta dai vertici ecclesiastici quando vi vogliono introdurre o imporre determinati vincoli; perché tali vertici ritengono che sia indebolita, o sia cessata (o addirittura non sia mai esistita) l’autosufficienza morale dello Stato liberale e democratico.

Dall’altra abbiamo la riedizione moderna dei cesaro-papismi e delle clericocrazie del passato, come se la storia non ci avesse insegnato nulla. Il sistema ecclesiastico è subalterno al potere politico vigente; o meglio, nelle reciproche adeguazioni tipiche della polis religiosa, si è alternativamente sovrani (nel richiedere o imporre qualcosa) e subalterni (nel recepire il diktat di scambio della controparte). La polis religiosa (oggi si preferisce dire «la religione civile») è una contraffazione idolatrica del cristianesimo, una manipolazione; è il tentativo spesso ricorrente di ridurre il cristianesimo a semplice religione e quindi, di fatto, a sanzione sacra di una cultura o di un regime, mentre il fatto cristiano in sé non sopporta, senza essere stravolto, di essere funzionale a un modello politico, poiché chiede di ascoltare la Parola e di convertirsi alla sua verità.

Quando si dà “adeguazione” vuol dire che la proposta di fede non è avvenuta in termini decisivi, ma che è stata strozzata, fino a risultare una semplice sanzione sacra di un ordine politico vigente. La polis, in sé presa, non può che emarginare ed espellere il vero «fatto cristiano» come elemento di disturbo che, se vissuto, metterebbe a soqquadro le sue categorie efficientistiche, i suoi sistemi di relazione e di valori. La polis però può tollerare, persino privilegiare, addirittura riadattare e usare (“eresie sterilizzate” o contraffazioni latenti della fede) una religione funzionale alle proprie strutture portanti.

Ci preoccupa molto quindi lo stato di degrado e di decadimento ecclesiastico: infatti è proprio una ecclesia mancata o svuotata che scade al ruolo di serva (o alternativamente di regina, data la reciprocità delle “adeguazioni”) della polis, di complementare agenzia religioso-ideologica, in cui l’uomo, animale religioso-politico, tenta di (ri)prendere il sopravvento sull’uomo convertito. Il fatto tragico è che in tal modo non si annuncia il Vangelo ma si fanno patti, si esercitano e si subiscono ricatti dal potente di turno.

 364 - agosto
Non c’è democrazia se non c’è un popolo. Il volgo atomizzato e ineducato (e peggio se benestante egoista) non è un popolo libero e cosciente. Tanto meno sa vivere nella famiglia unica dei popoli umani che si va a fatica formando. Ma comincia forse oggi una reazione sana alla volgarità berlusconiana associata alla volgarità leghista?

La chiesa, nei vertici vatican-vescovili, ma assai più, speriamo, nella base di fede consapevole, comincia a rigettare moralmente la persecuzione degli immigrati, la celebrazione dell’egoismo etnico e individualista, la cultura cinica dell’apparenza priva di sostanza umana. Il paganesimo padano (senza offesa per la cultura pagana) si vanta di essere «l’unico partito che veramente ha radici cristiane». Se i pastori, davanti al popolo, non inveiscono come merita (per es. come Gesù in Matteo 23), «pascolano se stessi e lasciano le pecore in pasto a tutti gli animali della campagna» (Ezechiele 34). Il fatto è che una chiesa-potere deve patteggiare coi poteri. La sorte dei profeti è un’altra, ed è indicata nello stesso capitolo di Matteo.

Il comandante di questo vuoto rigonfio ha detto che lui non è un santo e che agli italiani piace così. Può anche darsi. Può darsi anche che l’ammirazione invidiosa si capovolga in odio e rigetto. È successo nella storia. Nessuno è più fragile del forte. Forte è solo chi sa vivere insieme.

I media, premuti in tanti modi da quel potere, non sono tuttavia morti, né muti. Alcuni si ricordano ancora di essere nati, con la fine dell’Ancien Régime, per controllare e limitare i poteri, non per servirli, a costo di essere chiamati in giudizio. Anche un alleato come Fini, entro quella maggioranza di sottomessi, magari per calcoli di concorrenza, si divincola e dice cose giuste.

Il popolo è disorientato. La sinistra (l’abbiamo già scritto) è allo sbando. La sinistra italiana sarebbe capace di trovare un’idea valida e pratica comune attorno alla quale chiedere consenso?

Più che piangere e gridare sui mali d’Italia in questa brutta stagione, vorremmo sapere guardarli in faccia e costruire antidoti e vaccini alla grave malattia.

1. È stato osservato che nell’applicare il c.d. «pacchetto sicurezza» pubblici ufficiali e funzionari compirebbero alcuni reati: a) violazioni dei diritti umani e delle garanzie di essi sancite dalla Costituzione della Repubblica Italiana; b) violazione dei diritti dei bambini; c) persecuzione di persone non per condotte illecite, ma per mera condizione esistenziale; d) violazione dell'obbligo di soccorso e accoglienza delle persone di cui all'art. 10 Cost.; e) violazione del principio dell'eguaglianza dinanzi alla legge; l’istituzione delle c.d. «ronde» configurerebbe il favoreggiamento dello squadrismo (attività che integra varie fattispecie di reato). Da ciò la proposta (nbawac@tin.it) di presentare esposto alle Procure, per richiedere che, esaminati i fatti, procedano nelle forme previste, come è loro obbligo, nei confronti di coloro che risultassero accusabili per i reati suddetti.

2. Le non poche associazioni per la pace e la nonviolenza si accordino per costituire in Italia una Federazione politica nonviolenta. Conservando ognuna le sue caratteristiche, tradizioni, scopi e metodi, insieme svilupperebbero quella azione culturale-civile-politica (non elettorale) di positiva pace nonviolenta nella giustizia, che manca gravemente nella cultura e nell’azione politica italiana.

3. Le chiese cristiane e le organizzazioni religiose, quelle capaci di sentire il dovere, essenziale in ogni religione, di essere fattore di pace e giustizia, agiscano insieme nel purificare dal razzismo e nel rieducare e qualificare l’etica popolare e pubblica. C’è chi ha proposto, nella chiesa metodista-valdese, di definirsi Chiesa confessante, come negli anni ’30 contro il nazismo.

4. Quei partiti che comprendono e vogliono la difesa e l’applicazione dei principi preziosi della nostra Costituzione, appannati nella coscienza civica, si colleghino in una Alleanza politica costituzionale. Conservando ciascuno le proprie caratteristiche, assommino e rafforzino la coscienza e la pratica costituzionale, oggi aggredita da una classe politica aliena e straniera al significato storico e programmatico della Costituzione, ignorante dell’idea di società e di polis conquistata contro il fascismo, che la nostra Carta ha indicato come obiettivo storico-politico per il popolo italiano, nel concerto di tutti i popoli. La Costituzione non è un vincolo, ma una strada nobile, di civiltà, ancora in gran parte da percorrere. Oggi questo patrimonio umano e politico va difeso contro la degenerazione autoritaria ed escludente della democrazia.

5. A vent’anni dal 1989, vediamo che la gran parte della sinistra, per la vergogna di essere stata comunista, ha gettato via l’ideale con la dittatura. Oggi, screditate le ideologie, occorrono più che mai idee, ideali. L’ideologia della non-ideologia è la più perversa. Senza gli ideali rimane la forza bruta degli interessi rozzi, e la rassegnazione. Non basta proporsi come «democratici». Ogni demagogo può ottenere l’investitura democratica. Democrazia è il metodo giusto che richiede obiettivi giusti. L’idea alta di Pace, Ambiente, Giustizia può ricostituire una sinistra sana e va proposta oggi affinché la politica italiana viva nello spirito avanzato della Costituzione. È possibile e necessario che gli umani credano nell’ideale di umanità.

6. La mondialità della vita associata e politica, della conoscenza e della comunicazione, ormai si impone. La politica è sempre di più cosmopolitismo, gestione di problemi e beni e diritti comuni a tutti i popoli. È necessario costruire unità e autorità politiche mondiali e macroregionali, contemporaneamente a comunità politiche vicine alle persone e ai luoghi di vita, senza che l’una dimensione schiacci o ignori l’altra. Contro un livellamento globale e un provincialismo gretto, è compito dei cittadini intessere relazioni e dialoghi nella vita quotidiana, sulla porta di casa, con le culture, le religioni, le tradizioni ormai presenti dappertutto provenienti da tutto il mondo. L’esperienza interreligiosa e interculturale è un lavoro di base per l’unità pacifica e libera della nostra umanità, garantendone la ricca varietà.

 

 363 - giugno - luglio

Negli ultimi giorni prima del voto, ho avuto un breve scambio di lettere con una brava amica, candidata in Sinistra e Libertà in un’altra circoscrizione. Mi aveva scritto un messaggio entusiasta, a cui ho risposto così: « Speriamo nella riduzione del danno. Sono arrabbiatissimo con tutte le sinistre che dovevano fare una lista unica, accantonando i politici litigiosi, per non scomparire ulteriormente. Tu sei brava, anche altri, ma questa divisione è stupida e suicida. Non c'è una sola ragione comprensibile e accettabile. Non credo nel 4%. Non si vota per scommessa, ma per calcolo di numeri. L'ideale è l’orizzonte, ma il passo è terra terra. Neppure del Pd sono contento, ma occorre l'argine possibile al bandito Berlusconi. Non so ancora come voterò».

Lei ha scritto di nuovo: «Sta girando molto (troppo!) un'informazione falsa, maliziosa. Si dice che Sinistra e Libertà non abbia possibilità di farcela e che, quindi, votarla significhi sprecare il voto. Le informazioni che abbiamo in mano noi, invece, dicono che S&L è sull'orlo del quorum. Se ce la faremo o meno, a questo punto, dipende da ciascuno di noi. Ogni voto può fare la differenza. Basta non scoraggiarsi, basta ricordare a amici, vicini, colleghi che il voto utile è quello che porta le nostre idee in Europa. (…) Come mi dice un amico: "Il voto utile è quello per le cose e le persone in cui credi". Un altro amico mi ha detto: "Non accetto il ricatto del 'voto utile'. Dire che ci sono 'voti utili' e 'voti inutili' è come dire che ci sono 'persone utili' e 'persone inutili'. Ogni persona ha la sua dignità. Ogni voto ha la sua dignità. Faremo il quorum, ne sono certo. Ma in ogni caso, lunedì mattina mi alzerò e potrò guardarmi allo specchio, perché avrò votato secondo coscienza, per la migliore candidata che conosco"».

Le scrivo ancora: «Quello che dice l'amico che citi per ultimo non è giusto: una cosa è la dignità di ogni persona, altra cosa è l'efficacia di un voto politico. Sinistra e libertà sarà un'ottima cosa, ma pessima cosa è che le sinistre vadano al voto così divise. È puro e semplice scandalo e stupidaggine, come ti ho già scritto, perché hanno tradito – tutte – il loro dovere politico nel momento gravissimo, mentre Marcon e Pianta avevano fatto la proposta giusta ed efficace. L'idealismo è consentito a me che faccio solo teoria (importantissima cosa, che ha il primato perché – dice il Talmud – porta alla pratica), che soltanto scrivo e parlo, ma non è consentito al politico. Certo, egli deve avere nel cuore e nella mente l'ideale purissimo, ma il suo dovere è tradurre i valori in fatti, anche alla condizione che sia una traduzione solo parziale, nella gradualità ben orientata, e sempre tenendo ben conto della realtà effettiva. Infatti, se vuole la traduzione intera dell’ideale non ottiene nulla, e tradisce il suo compito. Chi pensa e parla deve preoccuparsi solo di verità e giustizia. Chi agisce deve preoccuparsi dell'efficacia, del mettere in atto la verità e la giustizia, anche se questo deve avvenire per parti, cioè mescolato temporaneamente a cose che contraddicono la verità e la giustizia. Io non faccio politica attiva perché non sono capace di questa concretezza e misura, che è dovere del politico. Obama, nel discorso al Cairo e in tutto, finora, mostra di avere idee sostanzialmente molto giuste, e agisce per tradurle in fatti, anche se per ora prosegue la guerra in Afghanistan. Non approvo questo, ma capisco che non può fare tutto subito. A me tocca dire che quella guerra è male, al politico tocca cercare il momento e il modo per farla cessare, che probabilmente non può essere l'immediato. Le sinistre disunite non vogliono davvero tradurre in fatti i valori essenziali della sinistra: giustizia e pace mondiali – che sono condizione per la vera libertà –, democrazia partecipata, ambientalismo. L'unità, infatti, era la condizione necessaria per mantenere nelle istituzioni (che contano) un'azione di sinistra».

A conti fatti (scriviamo martedì 9 giugno), non c’è molto – almeno su questo piano – da aggiungere. L’imperfezione della perfetta sinistra. Non sarebbe male imparare qualcosa dagli errori passati.

Enrico Peyretti

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