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EPILOGO

 

Certo ci sono problemi per l’adempimento della parola di Dio e del suo regno, col pesante ritardo nella realizzazione delle promesse bibliche.

«Ma come? Sono mille e mille anni, che quel regno è vicino, che viene, ma non arriva. Le leggi del mondo sono sempre più potenti, sempre più capaci di distruggere la terra e la vita, di dominare sottilmente cuori e menti, di conquistare anche i buoni al loro servizio, e io devo dire che il regno dei cieli è vicino, che è qua che arriva? Per dirlo devo crederlo. Come posso crederlo? Dove lo vedo? Questo orizzonte di luce, sì, lo speriamo, lo intravediamo anche, a volte, ma cammina davanti a noi, sempre si sposta, deride la nostra speranza, il nostro cammino, la nostra fatica, le nostre cadute. La promessa quasi ci offende, perché si prende il nostro cuore e poi lo lascia sospeso, sembra abbandonarlo nel vuoto» (Ma è davvero vicino?, 8 Giugno 2008, 11° Dom del tempo ordin., riflessione di Enrico Peyretti).

«Chi tiene viva l'attesa del Messia oggi, se non chi grida contro il suo eccessivo ritardo? Chi dice apertamente che ancora lo attende, se non chi confessa di essere disperato perché ancora non è venuto? Chi lo testimonia, se non chi dice ancora non è venuto? E precisa: né questo né quello sono il Messia, e neppure io posso prenderne il posto, neppure provvisoriamente. Che venga presto!» (riflessione di Aldo Bodrato).

 

Proprio uno dei messaggi centrali dei racconti dell’infanzia è che la parola di Dio si realizza, si deve e può realizzare. Occorre quindi abbandonare la “sciagurata” traduzione di Lc 1,37 (pan rhma, ogni parola) con «Nulla è impossibile a Dio», che sembra avallare un’onnipotenza divina quasi assoluta. In tale ambito ci muoviamo ancora in una concezione pre-moderna, mitica (la cui ripetizione nell’oggi sarebbe mitologica); rimane sempre valido il problema della “demitizzazione” sollevato da Bultmann:

 

Non si può usare la luce elettrica e gli apparecchi radio-televisivi, [l’informatica, la telefonia cellulare e il GPS], pretendere in caso di malattia medicine moderne e adeguate interventi clinici, e contemporaneamente credere al mondo degli spiriti e dei miracoli(smi) del Nuovo Testamento. Chi crede invece di poterlo fare per se stesso, o addirittura di ritenerlo necessario (per tutti) per il sostegno della fede cristiana, rende con ciò incomprensibile e impossibile l’annuncio cristiano oggi.

 

Noi invece intendiamo muoverci in una concezione moderna, che esclude in linea di principio un intervento molecolare, materiale, biologico di Dio [Lourdes e Fatima sono ad es. il tentativo “disperato” di tenere in vita il suddetto mondo mitico, in cui la Madonna prende il posto dell’arcangelo Gabriele].

Interpretiamo Lc 1,37 con la vulgata «Quia non erit impossibile apud Deum omne verbum», nel senso che ogni parola (di Dio) è o sarà possibile; quanto Dio ha detto o promesso non sarà impossibile a Dio, da parte di Dio, presso Dio, con il coinvolgimento decisivo dell’azione umana. Ogni/La parola (di Dio) è possibile, le parole di Dio saranno possibili; sarà possibile e quanto mai doveroso realizzarle nella loro valenza salvifica. Ovviamente non consideriamo materialmente parola divina tutto quel che si trova nelle scritture ebraiche e cristiane; proprio la diversità dei livelli ci obbliga a scegliere, e noi propendiamo per le spinte più significative, che esulano dallo stantio, ripetitivo, scontato, che superano lo stereotipo (in particolare quello violento) verso innovazioni di stampo messianico.

Certo in entrambi i passi (Lc 1,37 che cita Gen 18,14, guarda caso in riferimento al concepimento di Sara), come più in generale nei LXX e nel NT, il termine rhma tende a designare il binomio parola-azione; ma proprio per questo la fede è fiducia e impegno che la Parola si tradurrà nell’azione salvifica corrispondente.  

 

 

Mauro Pedrazzoli

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