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 367 - Il Pd e la ricerca di un’identità di sinistra

 

IL LAVORO AL CENTRO

Anche se non ho votato per lui, giudico buona la scelta di Bersani come segretario del Pd, promettente la sua prima mossa, l’incontro con i lavoratori di una piccola fabbrica e ottimo il suo discorso all’Assemblea nazionale che lo ha nominato formalmente segretario del Pd, che può essere riassunto con lo slogan usato come titolo dell’articolo: ripartiamo dal lavoro.

Forse la ricerca di una identità adeguata per il principale partito di opposizione è finita. Dopo essere stato costretto ad abbandonare quella comunista e aver vagato qua e là, attirato da varie sirene, il Pd approda al porto più logico: la difesa degli interessi dei lavoratori, non solo dipendenti ma anche artigiani e piccoli e medi imprenditori. Vengono scartate le opposte opzioni: la ricerca di un superamento del sistema capitalista e la rappresentanza totale della società; si accetta il sistema capitalista e si assume la rappresentanza dei lavoratori, lasciando al centrodestra liberale quella del capitale.

È sicuramente una chiarificazione nella turbolenta situazione politica italiana e può aiutare a superare l’attuale pericolosa deriva populista. Se tutto questo fosse avvenuto come in Germania per la Spd (la socialdemocrazia) dopo la seconda guerra mondiale o anche solo 30 anni fa, sarebbe stato perfetto e avrebbe condotto l’Italia verso una democrazia matura come quella dei principali paesi occidentali.

La difesa del lavoro e della sua centralità è una buona base di partenza per il nuovo Pd, ma non è più sufficiente per un partito di centrosinistra, come la crisi delle socialdemocrazie in molti paesi europei, con la perdita di una parte dell’elettorato popolare verso movimenti di destra xenofobi e razzisti dimostra.

Per i partiti e gli intellettuali di sinistra è indispensabile anche sviluppare a livello di massa un movimento culturale e di proposta sui temi decisivi della globalizzazione, dell’ambiente e della ricomposizione sociale a partire dal lavoro. La sinistra infatti è stata vincente solo quando, oltre agli interessi di parte, ha anche assunto con coraggio e lungimiranza gli interessi generali della società, e oggi si tratta della pace e della sopravvivenza collettiva.

 

Globalizzazione ed ecologia

La globalizzazione selvaggia ha reso la forza politica ed economica del capitale molto superiore a quella del lavoro. Data la libertà e la relativa facilità con cui il capitale si sposta a livello mondiale (mentre è ostacolata in ogni modo per il lavoro), i partiti socialdemocratici dei paesi occidentali sono oggi di fronte a un’alternativa terribile: ottenere una più equa distribuzione del reddito e contenere la precarietà del lavoro ma aumentare la disoccupazione, o tentare di ridurla ma accettare più precarietà e più disuguaglianze. Altrettanta difficoltà trovano nel regolare l’immigrazione e integrarla degnamente e contemporaneamente rispondere al bisogno di sicurezza dei cittadini. Oltretutto i poteri dei singoli Stati in questi campi sono molto limitati.

Occorre una visione e un respiro mondiali e un coordinamento tra le sinistre sia dei paesi ricchi che di quelli poveri. Cosa molto difficile perché le condizioni e la forza dei lavoratori nei vari paesi è molto diversa e gli interessi in prima istanza opposti. Un tempo c’era l’Internazionale socialista che cercava di svolgere questo compito. La globalizzazione ha messo in difficoltà questa Internazionale, mentre ce ne sarebbe sempre più bisogno. Anzi i partiti socialisti dei vari paesi si dovrebbero considerare una sezione di un unico partito dei lavoratori mondiale e lanciare una grande battaglia ideale per far passare a livello popolare l’idea che, aldilà dell’apparenza, i lavoratori dei vari paesi si salvano tutti insieme o si perdono insieme in una guerra disperata di tutti contro tutti che non può che sfociare in una guerra globale di civiltà.

La globalizzazione può essere positiva, ma deve essere regolata; spetta ai partiti dei lavoratori far sì che sia a vantaggio di tutti e non solo del capitale.

I partiti di sinistra sono sempre stati favorevoli all’industria e allo sviluppo. Senza una crescita sostenuta della produzione, l’occupazione diminuisce a causa dell’introduzione di sistemi produttivi più automatizzati e informatizzati. Oggi però questo sviluppo infinito va a scontrarsi con la finitezza del nostro pianeta. Ciò non significa che la difesa dell’occupazione e della natura siano incompatibili, anzi può essere il campo in cui la ricerca, la tecnica e il lavoro si alleano e si mettono al servizio della vita e della conservazione del nostro pianeta. Ma occorre fare delle precise e coraggiose scelte politiche e culturali che solo la sinistra può elaborare, proporre, sostenere e rendere popolari.

 

Lavoro e società

A causa dello strapotere del capitale globalizzato e del crollo dei regimi comunisti e della loro falsa etica del lavoro usata per asservire i lavoratori, l’importanza sociale ed economica del lavoro è andata declinando. Oggi siamo a un punto veramente basso, l’umiliazione del lavoratore, giovane in particolare, è sancita da contratti di lavoro che chiamare «contratti» è ridicolo e definire vergognosi e indecenti è eufemistico. Il lavoro diventa sempre più «merce» privata di poco valore ed è ormai generalmente vissuto dai giovani come una ricerca individuale e affannosa per trovare una sistemazione precaria, poco soddisfacente e poco remunerata, che non permette di progettare con un minimo di razionalità il proprio futuro.

Occorre ridare al lavoro la dignità perduta nel doppio significato: individuale, come mezzo per provare e mettere a frutto le proprie capacità, e collettiva, come partecipazione allo sforzo sociale per rendere il mondo più vivibile e la vita più agevole e piacevole per tutti.

È qui che la battaglia culturale dei partiti e degli intellettuali di sinistra deve essere più intensa e coraggiosa, non solo attraverso l’elaborazione teorica e la propaganda, ma soprattutto con proposte, progetti, leggi.

Ripartendo dai primi articoli della nostra Costituzione, in particolare 1 e 4, e andando oltre, senza negare l’importanza e la funzione del capitale, è indispensabile riportare il lavoro al centro della politica e della vita dei singoli e della società.

Angelo Papuzza

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