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 370 - Sulle elezioni

 

LE ELEZIONI REGIONALI

 

In queste elezioni regionali, c’è in gioco molto di più della nomina dei Governatori; si confrontano e si scontrano strategie politiche di ampio respiro che decideranno la politica italiana dei prossimi anni. Cerchiamo di individuarle per scegliere con cognizione di causa e per poter leggere poi i risultati.

Iniziando dal centrodestra e scontando una certa approssimazione causata dalle semplificazioni, possiamo individuare quattro strategie.

Innanzitutto Berlusconi. Il suo obiettivo è non perdere consensi per dimostrare che il gradimento del suo governo è ancora alto nonostante la dura crisi che attraversiamo e che la sua presa su una parte consistente del popolo italiano è ancora buona. Il suo compito è facilitato oltre che dal controllo dei media, ora anche il TG1 è completamente normalizzato, anche dai risultati sfavorevoli delle precedenti regionali: anche se dovesse perdere qualche voto rispetto alle politiche del 2008, il numero dei governatori guadagnati dal PDL sarà superiore al precedente e potrà così dire di aver vinto le elezioni. Il suo successo sarebbe completo se il PDL superasse il 35% dei voti totali che ha preso l’anno scorso alle europee. Spera così di poter restare al potere il più a lungo possibile, cambiare la Costituzione, diventare Presidente della Repubblica di una repubblica Presidenziale e lasciare qualche segno nella storia (oltre che evitare definitivamente i processi che lo incalzano).

 

Alternative di centrodestra

La Lega, ottenute le candidature del Piemonte (Cota) e del Veneto (Zaia) mira a diventare il primo partito del Nord, prendendo più voti del PDL. Ciò gli darebbe la completa egemonia sul Nord e renderebbe molto più concreto e realizzabile il suo obiettivo: la completa autonomia delle regioni più ricche e produttive del paese sotto la sua direzione.

Fini e Casini hanno un obiettivo comune: entrambi vogliono succedere a Berlusconi. Puntano su un prossimo declino del leader della destra e sul conseguente sbandamento della eterogenea coalizione tenuta insieme dal suo carisma, dal suo potere mediatico e dall’uso “spregiudicato” che fa del suo denaro.

Fini (e la candidatura della sindacalista di destra moderata Polverini nel Lazio lo rappresenta bene) cerca di affermarsi come moderno leader liberale, aperto anche a istanze sociali e naturale rappresentante della parte più aperta, intelligente e cosmopolita del capitalismo italiano che non si sente rappresentato né difeso nei suoi interessi da Berlusconi.

Casini tenta di riorganizzare intorno alla sua UDC la diaspora cattomoderata, in gran parte finita nel PDL. Per questo tenta di indebolirlo con alleanze variabili e appoggiando nel Polo esponenti della minoranza finiana come appunto nel Lazio, in Calabria e altrove; anche la Poli Bortone in Puglia è in fondo una ex finiana ora nell’UDC. In particolare tenta di rendere l’UDC indispensabile per ogni maggioranza mettendo un cuneo tra Lega e PDL e tra PD e Sinistra. Per questo appoggia esponenti del PD in quelle regioni dove il PDL è alleato alla Lega (Piemonte, Liguria ecc.) e candidati del PDL dove il PD è alleato alla Sinistra (Puglia ecc). Dagli esponenti del UDC questa politica viene chiamata lotta al bipolarismo. Se questa strategia avrà successo Casini potrebbe pensare ad un’alleanza tattica per le elezioni del 2013 col PD, se nel frattempo il PDL non fosse già imploso. Cerca anche di ottenere l’appoggio e l’avallo della gerarchia cattolica che potrebbe aver interesse a non esporsi come è costretta a fare ora in prima persona nell’agone politico.

 

L’alternativa di centrosinistra

Qui la situazione è più confusa e caotica e perciò più difficile da leggere e da inquadrare.

Dopo il fallimento dei regimi comunisti, la sinistra mondiale, anche quella socialista, vive una profonda crisi teorica e morale, mentre il suo elettorato è stato disgregato e la sua politica resa problematica dall’affermazione di un capitalismo liberista e finanziario molto aggressivo e quasi onnipotente. In più in Italia la situazione è aggravata per la presenza nel campo del centrosinistra di battitori liberi quali Di Pietro, Grillo e altri che un tempo non sarebbero stati definiti di sinistra. Per questo la strategia della nuova maggioranza del PD risulta debole e dagli esiti incerti. Si articola in tre tempi:

1)     per le prossime elezioni gli obiettivi sono due, guadagnare qualche voto rispetto alle elezioni europee dell’anno scorso (superare cioè il 26%) e dimostrare, attraverso l’alleanza con l’UDC, che può essere elettoralmente competitivo col centrodestra.

2)     superato questo scoglio, ripresa fiducia e con una maggioranza rafforzata, Bersani potrà procedere ad un’alleanza tattica con l’UDC con qualche speranza di vincere le elezioni del 2010 (mettendo in conto anche il malcontento verso il governo, generato dalla crisi economica).

3)     l’obiettivo finale, sgombrato il campo dall’anomalia Berlusconi, è di rappresentare  in Italia il polo riformista, il ruolo che gioca in USA il Partito Democratico.

All’interno del PD però ci sono gruppi che preferirebbero allargare le alleanze almeno a una parte della sinistra (i nostalgici di Prodi), quelli che non sopportano l’alleanza/concorrenza con Di Pietro e perfino quelli che vorrebbero insistere nell’orgogliosa politica dell’autosufficienza veltroniana. Tutti questi gruppi hanno molto da perdere ma anche qualcosa da guadagnare da una sconfitta della linea politica dell’attuale maggioranza che sostiene Bersani.

Della Sinistra vera e propria e dei Verdi c’è poco da dire, sono in pieno caos fra scissioni, riaggregazioni, cartelli elettorali, smembramenti ecc. L’unico loro obiettivo è sopravvivere e sperare che una sconfitta dell’attuale linea di alleanza col centro del PD li rimetta in gioco (ma questo però oggi vuol dire la vittoria di Berlusconi…!).

 

Che fare?

La situazione non è rosea, in tutta questa analisi di strategie e tattiche non ho avuto bisogno neanche di sfuggita di parlare di contenuti, di programmi alternativi, di visioni del mondo e come sempre la situazione è resa più torbida da ambizioni, rancori, personalismi, interessi. La tentazione al disimpegno perciò è molto forte. La posta in gioco però è troppo alta, mentre aumenta il degrado della politica provocato da Berlusconi e l’imbarbarimento civile a cui porta la propaganda leghista, per fare gli schizzinosi. È nostro dovere superare lo smarrimento e contrastare come possiamo o almeno limitare, anche attraverso scelte diverse, l’affermazione della destra; non fosse altro per non sentirci poi responsabili per le eventuali conseguenze disastrose che al nostro Paese potrebbero derivarne.

Angelo Papuzza

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