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 336 - GLI ELETTORI DI PRODI

 

GLI ELETTORI DI PRODI (NON) SONO DI SINISTRA. GLI INTELLETTUALI INVECE…

 

Gli elettori di Prodi sono di sinistra? Il popolo italiano è di sinistra? Anzi: il mondo è di sinistra? Oppure tutto il mondo non è piuttosto “berlusconiano”? E ancora: quanti, in Italia e altrove, sarebbero disposti ad andare contro le sacre leggi del “mercato”, e a uscire dall’alleanza atlantica? Cioè: quanti sarebbero disposti a cambiare radicalmente il loro modo di vivere in nome della pace, della giustizia, della salvaguardia del creato?

Chiunque non frequenti solo gli intellettuali di sinistra si rende conto, con stupore, che gli “ideali” della maggioranza della gente, in Italia e nel mondo, sono invece all’incirca i seguenti: Guadagnare di più, lavorare meno, vivere come propone la pubblicità, non pagare tasse, non pagare multe, inveire contro lo Stato e i politici e insieme pretendere tutto dai servizi pubblici… avere un’informazione che parli solo di sport e di cronaca nera, che non li metta in discussione, che li rassicuri… I cattivi sono sempre “gli altri”: i criminali, gli extracomunitari, i politici… Pace, giustizia, ambiente: che roba è? e chi se ne frega!

Ma allora il mondo è diviso tra intellettuali illuminati e gente stupida? C'è indubbiamente un problema di informazione. La gente è bombardata da messaggi alienanti quasi come sotto il fascismo! Anche se c’è libertà di espressione, la maggioranza dei messaggi mediatici divulga i luoghi comuni del pensiero unico. Ma il problema è ancora più complesso. Ci sono proposte facili (in discesa) e difficili (in salita): Fromm parlava di stimoli semplici, superficiali, che portano a una soddisfazione immediata, e stimoli complessi, in cui la soddisfazione passa attraverso un lungo e talvolta penoso sforzo. Non dimentichiamo inoltre che noi siamo una «macchina per imitare». Siamo portati alla rivalità mimetica che superiamo con l'esasperato senso di appartenenza in cui l'individuazione di un capro espiatorio gioca spesso un ruolo decisivo. E allora anche noi, da bravi «intellettuali», cadiamo ingenuamente in trappole talvolta più dannose di quelle della «plebe ignorante».

Sotto il fascismo, la grande maggioranza degli italiani era stupida e malvagia? E i pochi antifascisti erano dei presuntuosi? Tutti, tutti, i miei parenti (e i loro amici) erano più o meno fascisti. E alcuni erano anche intellettuali d.o.c. Una mia prozia scriveva articoli in latino e greco antico (chi ne sarebbe capace, oggi?) e ammirava Mussolini e Hitler. Come sappiamo, solo 12 docenti universitari italiani avevano rifiutato il giuramento al regime. Ricordiamo anche Pirandello, Marconi, Heidegger ecc. Tutti un concentrato di demenza e nequizia? E, senza andare troppo lontano, ci fu un tempo in cui un certo Dario Oitana gridava nei cortei «Mao, Mao! Khmer, Khmer, Khmer, Tupamaros, Vietcong!», cioè esaltava chi aveva battuto Hitler nella ferocia, per giunta «a fin di bene», il che avrebbe prodotto risultati disastrosi proprio alla causa della giustizia per cui si credeva di combattere. E allora? Anch'io ero un mostro? Non credo, ma ero anch'io caduto nella perversione dell'appartenenza ai giusti, ai puri. Ringraziavo di non essere un pubblicano. E ora? Facciamo di tutto per annunciare e testimoniare un'alternativa di vita anche per la cosiddetta gente? E questo non dall'alto della nostra sapienza e purezza ma dal basso dei nostri errori? Riusciremo? Mah, forse tra 1000 anni (un giorno?).

 

Dario Oitana

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