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Confusione a cinque stelle

 

La sconfitta del M5S alle recenti amministrative e la sua probabile implosione non sono una buona notizia per chi, sia pure con molte cautele, aveva sperato che il nuovo soggetto politico avrebbe portato un’aria di novità anche in Parlamento, un nuovo modo di fare politica, più vicino ai cittadini, basato sull’onestà e sulla democrazia.

Invece, a pochi mesi dalle elezioni, i parlamentari a cinque stelle si sono rivelati tragicamente impreparati, inconcludenti, privi di una anche minima consapevolezza ideologica: il tutto condito da autorivendicazioni di purezza e coerenza tanto sbandierate da risultare presuntuose.

Il programma del Movimento è un coacervo di proposte, in parte anche condivisibili (come una decisa tutela dell'ambiente e un avvio al disarmo, cominciando dalla rinuncia agli F35), ispirate alle più svariate ideologie: da provvedimenti genericamente comunisti, come il reddito di cittadinanza, all’abolizione dell’Imu, cavallo di battaglia del centrodestra, all’antieuropeismo più estremo, ai referendum propositivi senza alcun limite di quorum. Di tutto un po’, insomma, per non scontentare nessuno, e senza alcuna concreta indicazione su come reperire la copertura economica necessaria per attuare molti provvedimenti.

Tuttavia, un’altra è la questione da cui il Movimento dovrebbe partire per trovare efficacia. I nuovi parlamentari sono giunti totalmente privi di preparazione ad affrontare impegni di enorme responsabilità, senza avere la minima esperienza né in ruoli dirigenziali né in campo politico, almeno a livello locale. È indubbio che nei precedenti governi, e del resto anche in quello attuale, non sono mancati gli incompetenti, spesso anche disonesti: ma essi avevano alle spalle una forte struttura partitica, uno staff di consulenti, una segreteria, un ufficio stampa. I parlamentari a cinque stelle non hanno un solido punto di riferimento istituzionale, non hanno un gruppo di consulenti organizzato, non hanno una segreteria e nemmeno un ufficio stampa, che consentirebbe loro di rispondere in modo ragionato, senza inutili piagnistei, a quella che ritengono una campagna mediatica denigratoria. In compenso, hanno un capo e fondatore che, sia pure restando fuori dall’istituzione, li tratta come i suoi «ragazzi» e pubblicamente dice loro che non sono arrivati in Parlamento per meriti propri, ma perché ce li ha messi lui.

A tutto questo si sono aggiunti grossolani errori strategici e comunicativi: ultimo in ordine di tempo, ma forse il più eclatante, l’espulsione della senatrice Gambaro, rea di aver mosso caute critiche allo stile comunicativo di Grillo, condita da reciproci insulti fra gli stessi colleghi parlamentari.

Si sente spesso dire che fra i militanti a cinque stelle ci sono persone intelligenti e preparate: purtroppo, chi è emerso finora si è rivelato di una mediocrità imbarazzante, fanatici ingenui o dissidenti altrettanto incompetenti e confusi. Su questo il M5S, e i suoi più convinti elettori, dovrebbero riflettere, prima di trasformarsi, troppo presto, nell’ennesima occasione mancata.

 

Elisabetta Lurgo

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