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 370 - Sul convegno ecclesiale Firenze 2

 

«Il Vangelo ci libera, e non la Legge»

 

Il movimento dei «disagiati» nella chiesa cattolica ha tenuto il suo secondo incontro nazionale (Firenze 2) il 6 febbraio. Sul sito http://www.statusecclesiae.net/sezione Documenti, si possono trovare le relazioni (teologica di Pino Ruggieri, biblica di Romano Penna, ecclesiale di Maria Cristina Bartolomei e Italo De Sandre, spirituale di Paolo Giannoni; gli interventi sono visibili cliccando su Firenze 2 video). Come nel primo incontro (16 maggio 2009), il tema generale è stato «Il vangelo che abbiamo ricevuto».

Tema proprio di Firenze 2: «Il Vangelo ci libera, e non la Legge».

Qualche gruppo ha lamentato in anticipo un carattere più di convengo teologico che di verifica e di impegno ecclesiale. Ma le relazioni, tutte, hanno dato fondamento solido a questa giusta esigenza. La partecipazione è risultata ridotta rispetto al primo convegno, e il clima meno intenso. Si comprende bene che fosse maggiore lo slancio della prima volta, dopo anni pesanti per il dialogo intraeccelesiale.

Il messaggio di Dio in Gesù è che non ci salva la legge ma l’amore incondizionato di Dio per questa umanità, che è miseria e grandezza. Ciò è motivo, per la chiesa autentica e umile, di gratitudine infinita, di speranza attiva, di servizio a tutti, di far primi gli ultimi, e di parola franca.

 

Contestazione e costruzione

Abbiamo detto e ridetto che cosa la chiesa non è. La chiesa che siamo noi ha da continuamente convertirsi al vangelo di Gesù, e viverlo nelle relazioni quotidiane, sia personali sia sociali. Se la chiesa fosse annuncio e segno che l’amore tra tutti e non l’egoismo è legge di vita, farebbe anche vera opera «politica», oggi che per costume, per sistema e per legge l’interesse privato egoistico è fatto prevalere sul bene comune (e «coglione» è chi non lo fa). Oggi l’umanità corre  rischi definitivi, ma il popolo cristiano è più adulto, c’e un dialogo tra le religioni e le spiritualità che può essere fecondo e salutare. Il Signore al suo ritorno troverà ancora fede, cioè una umanità invocante? La chiesa ha bisogno, tutta insieme, nella diversità di carismi e compiti, ma senza gradini nella fraternità, di interrogarsi così sulla propria coscienza e missione evangelica.

Qualcuno ha constatato una tensione tra «arrabbiati» e teologi, tra contestatori e costruttori. Questi hanno fatto un ottimo lavoro, ma anche i primi hanno le loro ragioni: Gesù in Marco 7 si «arrabbia» con chi antepone dottrine e precetti di uomini ai comandamenti di Dio. La cosa più preoccupante, per i vescovi e per tutti, devono essere gli "arrabbiati" assenti, silenziosi, che hanno licenziato la chiesa dalla loro vita e anche dalla loro fede. Perdono certo qualcosa, ma anche la chiesa ci perde, senza di loro. Noi convenuti a Firenze siamo degli eroi, al confronto, campioni di pazienza e di speranza! Contestazione e costruzione, ci vogliono entrambe, e allo stesso modo. Ognuno faccia la sua parte, che non è uguale per tutti.

L’annuncio dell'amore di Dio è subito impegno etico-sociale: l'amore del prossimo viene «a cascata» dall'amore di Dio per noi, ma c’è chi scoprirà solo alla fine di avere fatto a Cristo quello che ha fatto al fratello bisognoso (Mt 25). La chiesa oggi lo riconosce? Riconosce che la sete di giustizia e di pace è di figli di Dio che non sanno di esserlo? Non sarà il caso di allietarli col dirglielo, invece di rimproverarli perché non seguono la dottrina sociale e sessuale della chiesa?

 

Un cammino conciliare

Che fare ora? Qual è il cammino? L’idea essenziale è che la chiesa è sinodale, comunionale, conciliare: lo è nell’eucaristia e in tutta la sua vita. La chiesa è sinodo (= camminare insieme), e solo così può essere fedele al vangelo che ha ricevuto.

La chiesa ha bisogno di mettersi in stato conciliare. A cinquant’anni dalla grazia di Spirito santo ricevuta nel concilio Vaticano II, e non interamente custodita, la chiesa, in tutte le sue forme, ha bisogno di avviare un nuovo intero processo conciliare: individuare le domande e gli appelli di Dio e del mondo, oggi; attingere alla fonte della luce rivelata, continuamente riascoltata, e alle risorse di tutte le proprie capacità responsabili, per trovare le direttrici della propria ricerca e fraterna risposta al mondo e a Dio.

Da ogni luogo di chiesa, della universale ecumenica chiesa di Cristo, senza confini tracciabili, parta questo cammino conciliare, libero e paritario, non ignaro della tradizione, ma teso a quella che sarà la pienezza ultima. Circolino esperienze, riflessioni, domande, studi, incontri come questi “sinodi” fiorentini e altri simili, fino a che chi ha le maggiori responsabilità di unità e movimento nel cammino, senza paura delle differenze che sono vita, coordini e raccolga il lavoro di tutti, per rispondere di nuovo, e meglio, al vangelo.

 

Non senza, non contro, non sotto

In effetti, non crediamo alla chiesa, ma a Cristo, insieme alla chiesa. Se prende nome di chiesa un apparato autoritario, ne soffriamo, ma non ne dipendiamo, non ci fa inciampo. Abbiamo avuto, indegnamente, la fortuna e la grazia di essere condotti al cuore del vangelo, attraversando lo strumento che ce lo porta o ce lo nasconde. Anche da quell'apparato impariamo qualcosa. Ma non ci coinvolge. Chi non trova segnali di Cristo fuori da lì, rimane scandalizzato, ostacolato. Non esaltiamo né demonizziamo questa chiesa. Stiamo «non senza, non contro, non sotto». L'anticlericale è clericale come il clericale. Il vangelo è a-clericale, è la fine del sacerdozio, è la libertà nello Spirito, è fraternità senza confini e senza padroni. Gli scandali vaticani ci riguardano tanto quanto quelli del governo che non abbiamo voluto. Certo, di entrambi ne soffriamo. Ma questo movimento è di «cristiani adulti». Siamo svincolati dagli apparati padronali, ma siamo grati alla chiesa concreta, per piccola che sia, nella quale possiamo pregare e ascoltare la Parola insieme a qualche fratello e sorella. Se esistesse solo la «grande chiesa», forse ne saremmo fuori. Ma saremmo comunque nelle mani di Dio.

e. p.

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