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DA FATIMA ALL'EGITTO: UN ABISSO

 

Gli ultimi due viaggi papali (in Egitto e a Fatima) sono di segno opposto, col consueto doppio binario tipico della Santa Sede. In Egitto papa Francesco ha detto: «Per Dio è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita!».

Non l'ha detto semplicemente e genericamente dal punto di vista umano; ma che ciò vale (anche e soprattutto) per Dio, al cospetto di Dio. Se ne può derivare, col presupposto indiscusso che la fede sia un atto libero, che la mancanza di fede non sarà un capo d'imputazione in un eventuale giudizio divino; ossia se ne deduce che l’ateismo o l’agnosticismo non costituiscono un male e una colpa, che poi comporterà una pena. La conseguenza logica, 500 anni dopo la riforma e la contro-riforma, è che non si dà più la giustificazione per fede: l’uomo non è giustificato davanti a Dio per la sua fede in Lui (più o meno esplicita, e come comunemente intesa).

Questo sarebbe chiaramente contro o oltre Lutero, soprattutto contro o oltre Paolo; contro il cristianesimo paolino, ma non contro Gesù per il quale, oltre al fatto che gli è estranea tutta la tematica della giustificazione, il confine tra giusti e peccatori è comunque molto più sfumato di quanto si creda. Nell'incontro concreto e corporeo con le persone, con appunto l'unica eccezione degli «scribi e farisei ipocriti», Gesù accoglie tutti, giusti o peccatori che siano, benedetti o maledetti dalla «legge», senza chiedere di confessare i propri peccati o di pregare per i peccatori; e spesso si tratta di peccatori «finti», cioè tali solo agli occhi degli scribi-farisei perché “gentaglia” non osservante del rigorismo farisaico. Il vangelo accogliente e incondizionato di Gesù è lontano anni-luce dalla cosiddetta «religione della legge».

Pertanto la distinzione fra credenti e non-credenti (come tradizionalmente e comunemente intesa) risulta quasi obsoleta; se proprio vogliamo introdurre una certa discriminante, potremmo metterla così: la vera distinzione è fra coloro che pensano alla giustizia del Regno e la cercano (o semplicemente la cercano senza esserne del tutto consapevoli, ma comunque pensano), e coloro che non la cercano, corrotti nel pensiero prima ancora della prassi. E ciò prescindendo completamente dalle eventuali adesioni a fedi-religioni e/o dalle appartenenze a chiese-comunità-istituzioni varie. È irreversibile il cammino storico che, partendo dall'Extra Ecclesiam nulla salus (fuori dalla Chiesa non c'è salvezza), è pervenuto alla Gloria Dei vivens homo/pauper (la gloria di Dio è l'uomo/il povero che vive).

 

Dio interessante, non necessario

La fede in Dio non è necessaria per vivere bene; l'uomo può vivere senza esperire Dio, può parlare con intelligenza, ascoltare attentamente, pensare rigorosamente, agire eticamente «senza parlare di Dio, senza percepirlo, senza pensare a Lui, senza lavorare per Lui: e può fare tutto questo molto bene e del tutto responsabilmente... Gli innumerevoli e spaventosi esempi contrari, facilmente adducibili, non traggono necessariamente origine dall'irreligiosità delle azioni corrispondenti» (Eberhard Jüngel, Dio mistero del mondo, Queriniana 1982, p. 36s). D'altra parte misfatti analoghi sono stati compiuti anche in nome di Dio e della religione. Ciò non toglie che la lotta alle condizioni di vita malvagie, al pensiero corrotto e all'agire irresponsabile possano benissimo essere motivati dalla fede in Dio; ma è altrettanto incontestabile che anche senza Dio, senza far riferimento a Lui, si possa continuare questa lotta. Dio non è necessario per il mondo.

Non è sfuggito ai teologi (facendo loro storcere il naso) che quanto detto in Egitto sia all'opposto dei messaggi di Fatima, nei quali la fede-preghiera non è per nulla ad libitum, anzi, in particolare la recita del Rosario pare costituire una condizione indispensabile per la salvezza dell'umanità nella gloria di Dio. Addirittura vanno aumentate: si richiedono sempre più fede e più preghiere per controbilanciare il peso negativo dei “lontani”. Ma la non-necessità di Dio è agli antipodi della logica di Fatima, secondo cui proprio il soprannaturale è necessario per il «buon funzionamento» del mondo: ossia si deve ampliare la venerazione nei confronti di Dio (ad es. con la conversione della Russia, il secondo segreto di Fatima, mentre il primo sarebbe la visione dell'Inferno) e della Madonna (consacrazione del mondo, in particolare della Russia al suo Cuore immacolato...), altrimenti saranno disastri (ad es. un'altra guerra mondiale, seconda o terza che sia). I segreti sono intrisi di sangue e terrore, non di misericordia consolante.

 

Il coraggio del vescovo di Fatima

Utilizziamo ora l'esempio del figlio perché può essere una analogia chiarificatrice: si può vivere bene anche senza figli, non necessari come Dio; chiedersi a che cosa serva un figlio (o Dio), per cosa esso sia utile e necessario, è una misera frase, indegna del figlio (e di Dio). Ma se e quando il figlio arriva, diviene centrale, fondamentale, essenziale, oggetto di incondizionata dedizione; la stessa cosa nell'incontro con un Dio dotato di proprietà positive, in un quadro in cui viene superata la falsa idea che solo il necessario sia essenziale: pure il non necessario, ciò che è libero e gratuito, ciò che è contingente (basti pensare a un incidente stradale o a una gravissima malattia con o senza una morte immediata) può divenire essenziale. Allo stesso modo il Dio non necessario ma interessante di per sé diviene portante, ricco di potenzialità; così Egli rende l'uomo, già interessante di per sé, interessante in modo nuovo (Jüngel, op. cit., p. 54), recando una sua fecondità e salvezza. «La tua fede ti ha salvato»: tale espressione dei sinottici è da intendersi oggi in senso umano-esistenziale e non sovrannaturalistico. È la fine, benvenuta e benedetta, del cosiddetto «sovrannaturalismo cristiano»: ci auguriamo che la solenne celebrazione a Fatima del centenario (13 maggio 1917-2017), con l'Hosanna continuo dei telecronisti della Rai alle apparizioni e ai segreti, sia l'ultimo rigurgito, ormai in via di estinzione, del sovrannaturalismo e del miracolismo cattolico-romano. È beneagurante che si sia iniziato a scorporare la santità cristiana dalle apparizioni sacrali (che si presentano quale irruzione del soprannaturale nel nostro mondo), come ha tentato di fare il vescovo di Fatima nell'iniziale richiesta di canonizzazione di Francesco e Giacinta: tratteggiandone brevemente la biografia, ha parlato per ben due volte, con grande coraggio di fronte a quasi un milione di persone, di presunte apparizioni (le quali tuttavia hanno indotto la canonizzazione per la prima volta di due bambini non martiri). Per il Papa sono presunte le apparizioni di Medjugorje; a nostro parere i dubbi papali su Medjugorje dovrebbero trasferirsi anche su Fatima, poiché la fenomenologia dei veggenti e il contenuto dei messaggi sono gli stessi: in particolare entrambe oscurano la misericordia divina tanto cara a Francesco.

Mauro Pedrazzoli

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