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LEGGETE, ITALOPITECHI!

Read more, leggi di più. Questa scritta compare in vari punti della metropolitana di Londra. Il pressante invito è accompagnato da una significativa e inquietante immagine: la rappresentazione di alcuni passaggi dell’evoluzione dalla scimmia all’uomo e della sua involuzione; l’homo sapiens si avvia a riprendere l’aspetto dei suoi antichissimi progenitori. Il messaggio è evidente: se non legge, l’uomo rischia di decadere al livello dei primati, di scimmiottare le scimmie.

Il pericolo era già avvertito cinquant’anni fa. Don Milani (una miniera di stimoli, ancora attuali) così ammoniva: «Quella parte del nostro popolo che “sa” leggere, non legge. Il libro è ancora quasi sconosciuto. E non si pensi che l’ostacolo sia negli alti prezzi del libro perché una coppietta di giovani sposi operai rinciviliti potrebbe risparmiare 100mila lire sul lusso dello sposalizio e allinearsi in casa una bibliotechina di 100 volumi» (Esperienze pastorali, presentazione e imprimatur 1957, Libreria editrice fiorentina 1974, p. 173).

 

Nelle sale d’attesa fissando il vuoto

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una scolarizzazione di massa e si sono diffuse biblioteche pubbliche dove si possono consultare e prendere in prestito tutti i libri, gratuitamente. Leggiamo invece la denuncia di questa madre: «Mio figlio, un simpatico quindicenne, anche bravo a scuola, mi dice che leggere non gli piace, che lo fa solo per dovere scolastico e che preferirebbe attendere ore in una sala d’attesa girandosi i pollici piuttosto che leggere. Anche molti miei alunni la pensano così» («la Repubblica», 11/1/08). Infatti, nelle sale d’attesa (e nei bus, nei treni) si può assistere allo spettacolo di persone (quindicenni, cinquantenni, ottantenni) che passano ore e ore fissando un impreciso punto in alto e non sognandosi di dedicare neppure un minuto alla lettura.

Ad ogni inizio dell’anno scolastico si levano alte grida contro il carolibri. Le critiche hanno un fondo di verità: autori, editori e insegnanti, talvolta propongono nuovi libri senza una seria ragione. Per risparmiare, i libri vengono frequentemente venduti e ricomprati usati, salvo poi liberarsene definitivamente alla fine del ciclo scolastico. Ma si protesta molto meno contro la mania degli zainetti, dei diari e degli accessori vari firmati e carissimi che bimbi e ragazzi sono quasi obbligati a cambiare e comprare nuovi. Un commento rassegnato in tivù: «Queste spese suscitano qualche discussione in famiglia, ma alla fine si sa chi la vince!». I libri non si devono mai cambiare, devono passare da un ragazzo all’altro, talvolta sono fotocopiati per intero, possono essere unti, bisunti e perdere le pagine: ma bisogna risparmiare! Gli zainetti devono seguire le mode, costi quel che costi.

Tutto scoraggia la lettura. Fin dalla più tenera infanzia i bambini sono addestrati a fissare lo sguardo sulla tivù, sui videogiochi, sul cellulare, sul computer. La loro giornata viene riempita da mille attività. Non c’è tempo per la lettura. Sembra che il patrimonio lessicale dei giovani si sia notevolmente ridotto negli ultimi dieci anni. Ci si abitua al linguaggio abbreviatissimo degli sms, a cliccare di qua e di là sul computer. Inoltre l’invadenza dei termini inglesi (o meglio americani) si ripercuote anche sull’uso della lingua italiana: bisogna esprimersi in fretta, bisogna rifiutare frasi lunghe ed elaborate, bisogna, anche nell’italiano, guadagnare qualche frazione di secondo come fanno i nostri maestri di oltreoceano, non c’è tempo da perdere! Poiché una cosa è l’inglese usato da chi ha dietro di sé una lunga tradizione culturale; un’altra è l’inglese imposto dall’ossessione di seguire la moda e ridurre al minimo i tempi.

La lettura di un libro risulta perciò qualcosa di noioso e faticoso, anzi di anacronistico, non al passo coi tempi. E su questa base di ignoranza, di pigrizia intellettuale, di degradazione dell’homo sapiens, c’è da stupirsi se trionfano i luoghi comuni, di cui si nutre il berlusconismo?

 

Dario Oitana

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