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 448 - Da una storia vera

 

UN BAMBINO DEGLI ANNI QUARANTA

 

Ero uno dei tanti bambini di quegli anni. Non avevo vissuto imprese straordinarie, non avevo dovuto affrontare immani tragedie. Eppure, pensandoci, sembra siano passati mille anni.

 

Posso fidarmi degli adulti?

Dicembre 1941. Sono un bambino di cinque anni, abito a Milano. Allarme, scendiamo in cantina. Ma non succede niente. Il giorno dopo mi dicono che avevano bombardato Torino con molti morti. Sento i grandi così ringraziare la Madonna: «La Madonnina ci ha protetto col suo manto di nebbia!». La Madonna non vuole bene ai torinesi.

Ottobre 1942. Ieri c'è stato il primo bombardamento su Milano. Molte case distrutte. In una piazza una bomba è caduta su di un rifugio. Mi dicono che la gente è morta schiacciata.

Luglio 1943. Ci trasferiamo ad Airasca dove sono già sfollati i miei nonni e zii. Viviamo in una stanza buia e molto umida. Il gabinetto sta fuori: una baracchetta formata da assi che si tengono insieme con difficoltà. Per l'acqua c'è la pompa in cortile. La corrente elettrica è molto pericolosa: i fili sono bagnati e si sente la scossa un po' dappertutto. E poi, mosche, mosche, mosche. E ragni che mangiano le mosche. I ragni hanno un corpo grosso e zampe pelose. Le mosche si posano dappertutto, sulle cacche di uomini e bestie e poi sui cibi. Gli alimenti liquidi sono pieni di mosche che nuotano dentro. Che si fa? Si tolgono le mosche dal piatto e si mangia.

La mattina del 26 luglio 1943 mi svegliano dicendo: «Il duce non c'è più! Il Re l'ha mandato a spasso e ha nominato al suo posto Badoglio!». Rimango di stucco. Ma mi spiegano: «Il duce ci ha portato alla rovina, vedi quanti bombardamenti. Ma Badoglio ci salverà». Corro in piazza, piena zeppa di persone (quasi tutti maschi, con baffi e cappello). Tutti sono entusiasti, tutti sono diventati improvvisamente antifascisti. Anch'io. Anche mia zia che, pochi giorni prima, inneggiava al fascismo e alla vittoria. Ma chi sono questi "adulti" che un giorno dicono una cosa, il giorno dopo un'altra? Posso ancora fidarmi di loro? Non ci capisco più.

 

Potremmo morire tutti

8 settembre 1943. Sento due soldati che gridano: «È finita la guerra». Davvero! Quale felicità!

Qualche giorno dopo dicono che è tornato il duce, ma forse è solo uno che gli somiglia. Corre la voce che i tedeschi abbiano bruciato un paese chiamato Boves. Una mia cugina è scappata di là e racconta che, per far perdere le sue tracce, aveva camminato coi piedi in un ruscello. Dicono che i tedeschi hanno preso i soldati italiani e li hanno stipati in tanti vagoni a Pinerolo per portarli chissà dove. Ad Airasca già chiedono acqua!

Qualche mese dopo viene in classe un signore che ci dice che è tornato il fascismo e che dobbiamo diventare di nuovo Figli della Lupa. Alla fine grida: «Saluto al duce!». Pochi rispondono, io sto zitto. Qualche settimana dopo questo signore viene preso da qualcuno e poi trovato morto. (Più tardi questi uomini misteriosi sono stati chiamati "partigiani", ma noi li chiamiamo "patrioti" o "ribelli"). Ma che paura! Come finiremo? Si è sicuri che ci sarà una rappresaglia come a Boves. Sembra che dobbiamo scegliere: «O il paese bruciato o dieci impiccati». In cuor mio penso: «Di certo non impiccherano me che sono un bambino, mentre invece anche la mia casa sarebbe bruciata: meglio allora... dieci impiccati!». Ma poi, un sospiro di sollievo: non succede niente.

Ottobre 1944. Veniamo a vivere a Torino! A Torino ci sono bombardamenti, conflitti tra patrioti, tedeschi e fascisti, retate dei tedeschi. E si patisce la fame. Ma ad Airasca ci sono ragni, mosche, sporcizia, ambiente chiuso e pettegolo («a parlu italian!», così ci prendevano in giro). Meglio Torino!

Oggi, un bombardamento. Poco dopo essere usciti dalla cantina col cessato allarme, ci rechiamo a "vedere i disastri". E via Nizza è la meta preferita in quanto molto bombardata perché vicina alla Fiat. Un'enorme folla di curiosi si accalca presso i "disastri". Case tagliate a metà, si vede tutto dentro, mobili che penzolano. Ma un mese fa una bomba era caduta abbastanza vicino a casa mia. E se fosse caduta un po' più in qua? Potevamo morire tutti!

Fame e freddo. Con le tessere si vive appena. Niente zucchero, niente burro, poca carne.. Da  qualche amico siamo stati informati dell'esistenza di un negozio in cui vendono "estratto di fichi", una pasta nera che sciolta nell'acqua la fa diventare dolce. Così, per avere qualcosa di dolce, bisogna correre dall'altra parte di Torino. E a casa fa molto freddo. I vetri sono coperti all'interno da strani disegni di ghiaccio.

Ma a Torino ci si diverte! Un mese fa sono andato al teatro Carignano, all'Opera, La Bohème. Oggi, cinema! Un bellissimo film tedesco a colori, Il Barone di Munchausen. Poi c'è un documentario. Si vedono soldati inglesi che, nell'Italia "invasa", strappano i bambini dalle madri disperate e li spediscono in Russia. Ma mi dicvono che sono tutte bugie.

Un grande divertimento è ascoltare radio Londra Sentire notizie vere! Ma è spassoso anche leggere i giornali fascisti e scoprire, dietro le bugie, qualche pezzo di verità. Ad esempio, quando c'è sul giornale la notizia che «le forze germaniche hanno effettuato movimenti di sganciamento», si capisce che stanno scappando!

Natale 1944. Prego: «O Dio, benedici tutti i paesi del mondo e maledici la Germania».

Torino, 18 aprile 1945. Sciopero generale. Si distribuiscono volantini «Contro la fame e il terrore». Finalmente leggo su carta un messaggio antifascista!

26, 27, 28 aprile 1945. Grande battaglia! Il 28 mia mamma e io usciamo e dei patrioti ci urlano di rifugiarci in un portone. Un cecchino fascista spara dall'alto. Vedo qualcosa da una finestra. Chissà che fine avrà fatto... Il giorno dopo, la radio annuncia la fucilazione di Mussolini. Io fingo di essere un annunciatore e continuo a gridare: «Mussolini condannato a morte dal tribunale del popolo».

Il 29 e il 30, grande festa. Giriamo per la città, in mezzo alla folla. Vedo dei patrioti agitare una corda. I miei genitori mi dicono: «Meno male che non hai visto tutto». Cioè stavano portando in giro il cadavere di un impiccato. Poi vedo un uomo con le braccia in alto seguito da patrioti armati. Un po' più tardi vedo questo signore morto, in mezzo al sangue! Osservo che il sangue scorre veloce sull'asfalto. Ho poi saputo che, mentre a Torino si festeggiava, pochi chilometri più in là, a Grugliasco, fascisti e tedeschi stavano uccidendo molte persone.

Arrivano gli americani. Il 2 maggio, molti soldati in piazza d'Armi. La guerra è finita per davvero! E tutti felici attorno agli americani. Ogni militare regala una sigaretta a ogni adulto e un pezzo di cioccolato a ogni bambino. Non ricordavo più il sapore del cioccolato, che buono! E il soldato che me l'ha dato ha una faccia... color cioccolato!

 

«Venga la tua Democrazia Cristiana»

Agosto 1945. La radio dice che hanno buttato una bomba atomica sul Giappone. Mio padre commenta: «Speriamo la buttino presto sul Cremlino!».

Giugno 1946. I miei nonni e zii vogliono votare per la monarchia. Secondo loro, «Repubblica significa un salto nel buio. Chi ha la testa sul collo vota monarchia». Mia mamma invece è repubblicana e per questo ha bisticciato con amiche monarchiche. Mio papà è incerto. Io sono per la repubblica perché così ci saranno sempre le elezioni. E dopo la proclamazione della repubblica, il 6 giugno, così inneggio: «In che epoca sono nato ! E me ne vanto! Una nuova rivoluzione francese con mille Napoleoni». E a proposito delle elezioni per la Costituente, sono felice per la sconfitta del partito comunista comandato da Togliatti, un rinnegato.

Anni 1946, 1947, 1948. Durante la scuola media, torno a casa a piedi, lungo corso Re Umberto, assieme ai miei compagni. Parliamo molto di politica. Io sono democristiano, un altro è liberale, un altro è per Saragat. Un altro mio compagno mi fa leggere un bel giornalino "Il Vittorioso" che parla anche di una guerra in Cina. C'è la figura di un gatto che miagola "Mao... tsetung". Che vorrà dire?

Quasi tutte le sere, a un certo punto manca la luce e mio papà cerca di fare funzionare una lampada a carburo. Ieri mi hanno dato una banana, come una golosità. Ma era troppo matura, marrone ! Oggi, uno spettacolo nel teatro dei salesiani. Una battuta: «Un limone? Subito in cassaforte!». E una canzoncina a proposito degli alberi dei viali e giardini torinesi: «E li han tagliati... e li han tagliati...». Sarebbe proibito, ma i boschi attorno a Stupinigi sono sempre pieni di gente armata di scure.

Fa molto freddo. Ma donne e bambine non devono mettersi i pantaloni. Ieri una mia compagna è venuta in classe coi pantaloni e tutti l'hanno presa in giro: «Ha le braie!».

Il 18 aprile 1948, elezioni. Speriamo non vincano i comunisti! Ho fatto un disegno in cui si vede Stalin che scaglia contro l'Italia una lancia. Ma l'Italia è protetta dallo scudo crociato e la lancia si spezza!

Nel Padre Nostro prego: «Venga il tuo Regno, la Democrazia Cristiana!».

Ogni settimana andiamo al cinema. Cartoni animati e film di Charlot. Ma anche film come Roma, città aperta. La scena della tortura non mi ha impressionato. Se ne parlava sempre durante la guerra.

Poi c'è la radio. Scenette in piemontese tra Monsù Muss e Madama Gerbin, storie ridotte per la radio, musica (ricordo: direttore Arturo Toscanini). Ma anche una trasmissione con indovinelli, Botta e risposta. E i "premi" sono costituiti da una saponetta e borotalco! Chissà se riuscirei a vincere. Un'altra trasmissione è La bisarca. Papà Noé (dall'accento genovese) manda la colomba per trovare un posticino dove c'è la pace e per riportare di là un ramoscello d'olivo. Vola in Grecia, in Palestina, in Cina: dappertutto trova guerre!

Ma c'è anche una brutta trasmissione: L'uccellino della radio. Quest'uccellino dice: «Ho saputo che il bambino (nome e cognome precisi) fa i capricci, non vuole mangiare la minestra, si mette le dita nel naso!». E un coro risponde: «Uuuh, Vergogna! Vergogna!». I miei genitori mi dicono che vogliono scrivere all'uccellino. Ho molta paura.

Dario Oitana

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