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1949: IL BENE CONTRO IL MALE

 

Quanto segue è frutto di una ricerca sui quotidiani dell'epoca e su alcune voci di internet. Le date citate sono quelle del numeri de La Stampa. Quando si tratta de l'Unità, la data è seguita dalla lettera U. La lettura apre uno squarcio sulla tragedia che in quegli anni travagliava l'umanità. Feroci delitti «in nome del Bene».

I quotidiani non costituiscono un documento storico inoppugnabile, ma ci rappresentano il modo con cui le notizie venivano presentate e descrivono le emozioni che i giornalisti intendevano trasmettere ai lettori.

 

L'inquisizione rossa

«Sì, ammetto di essere monarchico e di avere parlato con Otto d'Asburgo. Confesso di avere sollecitato l'intervento straniero in Ungheria e ne sono spiacente. Sono coinvolto nel mercato nero di valuta» (4/2). Questa la prima delle "accuse" del Cardinale Mindshenty contro se stesso. L'imputato cerca tuttavia qualche scusa: «Non intendevo andare contro la legge; se ciò è avvenuto, ne sono spiacente» (6/2). «I vescovi ungheresi mostrano fiducia nel governo. Vengono esibite lettere che provano il tradimento del cardinale. Mindshenty che confessa di avere tentato di scappare all'estero» (2/2U). «Mindshenty viene condannato all'ergastolo senza che nessun teste si sia presentato in sua difesa. Ma la Pubblica Accusa protesta vivamente: "Meritava la pena di morte!"» (9/2). «In seguito alla condanna, la Repubblica ungherese ha colpito la reazione alle radici» (8/2 U).

Con Mindshenty, campione della reazione, il regime ungherese si mostrò relativamente clemente. Non lo condannò a morte. Ma nessuna clemenza avrebbero invece meritato i "traditori", accusati di complottare agli ordini di Tito, il "supertraditore".

In giugno, in Ungheria, fu arrestato il ministro degli interni Lashlo Rajk. Il suo processo fu l'occasione per allestire uno spettacolo alla grande. Il pubblico accusatore fu lo stesso del processo a Mindshenty (17/9). Il folto pubblico era costituito da trecento operai e contadini con qualche intellettuale, scelto con cura (25/9). E, se la "confessione" del cardinale fu a tratti incerta, l'autoaccusa di Rajk fu spietata. «La trama del complotto di Tito emerge chiaramente dalla confessione della spia Rajk. Fin dal 1931 era al servizio del fascista Horty, dal 1945 spia degli americani, dal 1947 al servizio di Tito, in stretto legame col Vaticano» (17/9U). «Rajk confessa di avere complottato con Mindshenty e col ministro degli interni jugoslavo per assassinare i capi comunisti ungheresi. La confessione termina con una grande lode al governo ungherese» (17/9) . Secondo l'avvocato difensore «È difficile trovare attenuanti, oltre al fatto che fu un semplice strumento nelle mani dei nostri nemici» (22/9). Da notare: nel 1956, Rajk (e gli altri "traditori") fu completamente riabilitato. Le "confessioni" erano state estorte.

Quale fu il commento dei dirigenti comunisti italiani a proposito del processo Rajk? «Gli imputati hanno confessato perché colpevoli, perché erano senza alcuna giustificazione, perché vili. Quel giorno in cui Rajk e i suoi complici hanno pagato con la vita i loro delitti, essi erano già morti nella coscienza dei popoli; quel giorno da Canton, in Cina, giungeva l'eco delle cannonate liberatrici»: così Togliatti, su Rinascita, ottobre 1949.

In dicembre si svolge in Bulgaria il processo nei confronti dell'ex-vicepresidente del Consiglio Kostov. Contrariamente alle aspettative, non ammette la responsabilità nei reati più gravi, diversamente da quanto ebbe a confessare in istruttoria (8/12). Sarà condannato a morte, mentre i suoi complici "confesseranno" e incorreranno in pene minori. «I complici di Kostov confermano i crimini negati dal traditore» (9/12 U).

Si intensificano gli attacchi al Partito Comunista Jugoslavo «in mano ad assassini e spie» (9/12U). La vita segreta di Tito è quella di «un monarca orientale, nel lusso e con amanti» (12/11U). In occasione del settantesimo compleanno di Stalin, l'Unità esce con un titolone a caratteri cubitali: «Viva il Compagno Stalin!» (21/12 U). Un'angosciosa domanda: gli italiani che militavano nel Pci (e Psi), per esempio Napolitano, Ingrao, Jotti, Basso, Pertini, approvavano tali tragiche buffonate? E se no, perché tacevano? E la stessa domanda si potrebbe porre a intellettuali comunisti, Pavese, Calvino, Pasolini, Marchesi. Eppure erano intelligenti e generosi, forse più di noi.

 

Costretti a scegliere la "libertà".

«Tutti gli uomini sono stati creati uguali, ad immagine di Dio. Tutti hanno diritto a una giustizia senza discriminazioni davanti alla legge. Tutti hanno diritto alla libertà di pensiero e di espressione» (21/1): così il Presidente Truman. Ma anche nella sua terra non tutti erano "uguali": nei confronti dei "negri" si erigeva un'odiosa apartheid. E come si presentava il mondo guidato dal "libero" Occidente? L'America Latina era governata da dittature, una più feroce dell'altra. L'Africa era quasi interamente spartita tra le grandi potenze, come stabilito 70 anni prima al Congresso di Berlino. Nell'Asia non dominata dal blocco comunista, l'India aveva da poco raggiunto faticosamente l'indipendenza; ma nell'Indocina francese si creavano le premesse di una guerra sanguinosa che sarebbe durata trent'anni. In Indonesia regnava ancora la piccola Olanda.

E in Italia? A Crotone scoppiano tumulti e due braccianti vengono uccisi dalla polizia. Secondo il ministro degli Interni Scelba, «le occupazioni di terre vengono organizzate pagando vecchi e ragazzi per invadere il territorio» (1/11). La miseria è assoluta: «Manca denaro per il sale indispensabile come unico condimento per quello che costituisce l'alimento della maggioranza della popolazione: erbe dei prati e pane. Mancano le casse da morto e cani famelici assediano le tombe dove i cadaveri vengono sepolti sotto un sottile strato di terra. Anche coloro che "godono" di uno stipendio sono in difficoltà. Secondo il sindacalista della Cisl Giulio Pastore, uno stesso lavoro viene remunerato al Nord con 1000 lire, al Sud con 200 lire» (1/11). A fronte di un tale stato di cose, vengono presi provvedimenti: «In Calabria sono espropriati 45mila ettari di terre incolte creando 5mila piccole proprietà» (16/11).

In Italia era garantita una libertà di espressione? Certamente alla radio i partiti di opposizione non avevano un facile accesso. Ma Togliatti su l'Unità poteva esprimersi così: «Se l'esercito sovietico penetrasse nel nostro territorio allo scopo di inseguire un aggressore, il popolo italiano avrebbe il dovere di aiutarlo» (27/2).

In Occidente vennero istituiti processi dominati da una contrapposizione ideologica, anche se il tono propagandistico appare meno grossolano di quello nei paesi dell'Europa dell'Est contro i "traditori". Un processo che ebbe una clamorosa eco fu quello intentato da Kravchenko, russo in esilio, autore di un libro dal significativo titolo: Ho scelto la libertà. Nel libro veniva descritto il clima di terrore regnante in Urss. Una rivista comunista francese l'avrebbe tacciato di menzogna e Kravchenko avrebbe reagito denunciando i suoi detrattori. Kravchenko fu descritto come un seguace di Hitler (20/1 U). Alla fine i giudici avrebbero dato ragione all'esule russo. Un altro processo che fece scalpore fu quello intentato dal parlamentare comunista Edoardo D'Onofrio nei confronti di ex-prigionieri italiani in Russia che l'avevano accusato di complicità nelle torture a loro inflitte dai carcerieri sovietici. Anche questo processo terminò dando ragione agli accusatori di D'Onofrio. Da notare che tali processi occuparono le prime pagine dei giornali per lungo tempo, così come i processi ai traditori nei paesi comunisti.

Così, per fuggire il male maggiore, si era costretti a scegliere il minore, cioè il potere dei ricchi, le imposizioni del sistema capitalistico e imperialistico. Ma, col senno di poi, sappiamo che, diversamente da un lento progresso nel mondo occidentale, nulla del genere si è potuto registrare nei paesi dell'Est, in Russia, in Cina.

 

Indietro di secoli

Imperversava ancora in Sicilia il bandito Giuliano. La sua figura ricorda i capi del "brigantaggio" degli anni immediatamente seguenti l'unità d'Italia, o addirittura il famoso Fra Diavolo. Ogni tanto il bandito inviava lettere a deputati siciliani tra cui Bernardo Mattarella, padre di Sergio (27/1). In agosto la sua banda era ancora in grado di assalire una colonna di carabinieri, uccidendone 7 (20/8). Dal 1943 al 1949 la banda aveva ucciso 73 carabinieri e 21 agenti (2/9). Sembra che Giuliano disponesse per sé di circa mezzo miliardo, mentre la polizia non aveva mezzi economici sufficienti per combatterlo (28/8). Il bandito lancia un proclama: «Ho giurato di morire piuttosto che arrendermi a cani vili. Come è possibile che mi chiamino "fuorilegge" se il comando della Sicilia mi spetta di diritto? Facciamo una votazione: se il popolo mi condanna, mi rassegnerò al mio destino» (31/8). Nel novembre 1948 fu intervistato da una giornalista svedese, Maria Cyliacus. Nel marzo seguente costei tentò nuovamente di raggiungerlo, ma fu fermata dai carabinieri e arrestata. Nel suo zaino fu trovata una lettera così indirizzata: «A Salvatore Giuliano, che ha più paura di me come donna che di tutti gli altri, polizia compresa» (15/3).

In luglio il Santo Uffizio commina la scomunica a coloro che sono iscritti al Partito Comunista o offrono ad esso il loro appoggio (cioè lo votano). Il giornalista Gorresio così si esprime: «Pio IX non aveva preso nei confronti dei liberali dell'Ottocento una tanto perentoria decisione. Eppure i liberali non erano, quanto ad ortodossia, più lontani di quanto sono i comunisti. Così un terzo degli italiani sono scomunicati» (14/7). L'Unità denuncia «l'oscurantismo imperialistico e clericale» (12/8 U). Gorresio nota: i comunisti «oppongono all'oscurantismo un altro oscurantismo; al dogma un altro dogma» (13/8).

In ottobre la senatrice socialista Merlin presenta il suo disegno di legge volto all'eliminazione delle "case chiuse" (14/10). Ma non mancano obiezioni da parte di deputati democristiani e socialdemocratici: «Quelle donne o sono delle minorate intellettuali o delle amorali. Solo il 20% possono riabilitarsi» (17/11). Il ministro Scelba appoggia la legge: «In Francia, dopo l'abolizione delle "case", la situazione è migliorata. In Italia, su 800 comuni solo in 276 ci sono "case": ciò mostra che se ne può fare a meno» (8/12). Viene approvato il primo articolo della legge... ma ci vorranno nove anni per una definitiva approvazione.

Era un mondo molto diverso da quello odierno. Un'Italia arretrata. Purtroppo gli intellettuali, cioè coloro che avrebbero avuto il compito di promuovere la cultura popolare, non ne erano all'altezza in quanto anch'essi spesso prigionieri di rigidi pregiudizi. All'annuncio di salvezza da parte di "innamorati" dell'Urss, si contrapponevano le minacce di parroci incapaci di predicare un Vangelo di liberazione. Sorprendentemente, in mezzo a tanto squallore, si levavano le voci profetiche di Mazzolari, Milani, La Pira.

Dario Oitana

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